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Intervista all'artista di strada Matteo Terzi, in arte Soltanto

Intervista a Matteo Terzi, in arte "Soltanto", il busker di Milano che si esibisce per le strade d'Italia e d'Europa ormai da tanti anni. "Sono con orgoglio un artista di strada", dice.

Intervista all'artista di strada Matteo Terzi, in arte Soltanto

Matteo Terzi, in arte Soltanto, professione: artista di strada. Lo ascolti cantare e qualcosa ti rapisce, perché lo percepisci subito che ci mette il cuore. Scambiarci quattro chiacchiere è stato un piacere: è un ragazzo che ha tanto da raccontare e che ha intrapreso coraggiosamente una strada supportato unicamente dalla sua passione per la musica. E la gente sta rispondendo positivamente, con affetto e calore, dandogli grandi soddisfazioni. Quando parla di se stesso da piccolo sorride: gli occhi gli si illuminano ricordando quel bambino che non riusciva a stare fermo nel banco, diventato poi un ragazzo dominato dalla voglia di libertà e di indipendenza. Da più di due anni è iniziata la sua avventura per le strade d'Italia e d'Europa, avventura portata avanti con grande umiltà e serietà: vive facendo l'artista di strada.

 

D: Cosa significa per te essere un artista di strada?
R: Significa mettere alla prova il più possibile la mia passione che è quella di suonare. La cosa veramente unica che c'è nel suonare in strada è che ogni giorno, in ogni momento, in ogni esibizione, ti rimetti alla prova da zero. E' un'emozione unica. Costa fatica fisica, ma soprattutto emotiva, perché significa mettersi in gioco ogni volta. Quando inizi un concerto in strada devi dimostrare che non sei lì a mendicare nulla, sei lì a fare la tua musica. Ogni volta è un nuovo punto di partenza. Capita un po' meno a Milano perché ci suono da tanto, ma qui in Campania o quando sono andato a suonare in Sardegna e in Emilia, in paesini in cui non mi hanno mai visto prima, mettersi a suonare lì...insomma...tu lo sai che ti è sempre andata bene fin lì, ma loro no, quindi glielo devi dimostrare. Fortunatamente la risposta è stata sempre positiva. Tanti amici quando ho iniziato a esibirmi a Milano mi dicevano 'Ma cosa vai a fare? Qui è una roba da barbone'; loro stessi adesso, un anno dopo, fanno le file per avere i permessi a Milano. Ma a loro va meno bene che a me. Questo non perché io sia più bravo; loro sono bravissimi musicisti usciti da scuole di jazz meravigliose, però sono musicisti che vedono la strada come un ripiego per fare qualche soldo extra, mentre per me la strada è un bisogno. Io sono con orgoglio un artista di strada, anzi, ho detto no a situazioni più "comode": ho rifiutato anche di fare cose come "X-Factor" e "Punto su di te" (programma andato in onda su Rai1, ndr).

 

D: Cosa pensi, appunto, di tutti quei ragazzi che scelgono di intraprendere quel tipo di strada (i talent), così diversa dalla tua?

R: Io non mi sento di criticarli negativamente, anzi, però penso che ognuno dovrebbe cercare di capire qual è la sua strada ed esser messo in condizioni di seguirla. Se in questa strada rientra la partecipazione a un reality ben venga, però attenzione ad accettare o proporsi in situazioni del genere senza aver bene chiaro in testa cosa significa. E' una carriera facile per un decimo/un ventesimo di quelli che partecipano, nel senso che tantissime volte dura poco. Le eccezioni si contano sulle dita di una mano. A 18-19 anni anche io avrei detto 'Andiamo a fare questa cosa', ma in questo momento non rientrerebbe nel mio percorso, perché per entrare a far parte di tali reality bisogna firmare un'esclusiva con un'etichetta e quindi sei legato senza avere alcun tipo di certezza. Io sento di portare la mia musica in strada, non all'interno di uno studio televisivo.

 

D: Che emozioni ti dà la strada?

R: È una sfida costante, è metterti in gioco nudo davanti anche all'indifferenza dei passanti. La mia musica, il modo in cui io faccio musica, sia le canzoni mie che le cover, serve a cercare di raccontare quelle emozioni. Le canzoni diventano un tramite per raccontare una storia. A Mercogliano, dove sono stato nei giorni scorsi per la manifestazione "Castellarte", un ragazzo mi ha scritto: "Tu non 6 un artista di strada e basta, attraverso la tua musica mi è sembrato di entrare in contatto con un amico anche se non ci conosciamo". Questa è la soddisfazione più grande di tutte, è esattamente questo il motivo per cui suono: cercare di raccontare storie che possano essere di ispirazione per gli altri, nel senso che poi quelle emozioni vengono raccolte perché a ognuno singolarmente dicono qualcosa di diverso.

 


D: Leggendo i messaggi che i tuoi fans ti lasciano sul blog (http://www.soltanto.net/) e sulle pagine Facebook (https://www.facebook.com/Soltanto e https://www.facebook.com/MatteoSoltanto1) le parole più frequenti sono "cuore" e "emozione": il pubblico parla di un forte impatto emotivo, quando ti ascolta, recepisce il tuo grande amore per la musica, il tuo grande cuore...

R: Io quando ho iniziato questo percorso, più di due anni fa, non avevo mai preso una lezione, né di canto né di chitarra. Andavo in giro per l'Europa in autostop, senza soldi, solo con la tenda, la chitarra e lo zaino. Non avevo ancora l'amplificatore e nelle città dove mi fermavo mi mettevo nei vicolini, sotto le gallerie, dovevo urlare. Era faticoso ma ho iniziato a vedere la reazione del pubblico e ho visto che questo mio cuore arrivava forte, nonostante su certe cose forzassi molto la voce, appunto perché non avevo mai preso lezioni. Ma il fatto di non aver tecnica è diventato un limite al cuore, perché suonavo due giorni e dovevo star fermo tre, perché andava via la voce. Ho incontrato questa insegnante, Silvia Chiminelli, vocal-coach di molti artisti della Sugar di Caterina Caselli, che fortunatamente mi ha incluso tra i suoi allievi e ogni tanto mi ha fatto lezioni. E' importante capire cosa vuoi fare e dopo capire quali sono i tuoi limiti e le tue lacune, per poterle colmare con lo studio. E' inutile prendere la tecnica senza chiedersi: "Ma io cosa voglio da me? Cosa significa per me fare musica?".



D: Qual è stata la canzone che ti ha cambiato la vita?

R: "Don't look back in anger" e "Wonderwall" degli Oasis. Quando le ho ascoltate ho pensato: 'Ecco, la musica può essere anche questo'. Non sapevo che una canzone potesse riuscire a tirar fuori tutte quelle emozioni. Adesso non ascolto più gli Oasis, però li propongo ancora per strada, perché le loro canzoni mi hanno cambiato la vita e ci sono molto legato. Adesso ascolto molto i Coldplay e Cesare Cremonini. 

 

D: Con chi ti piacerebbe duettare, magari proprio per strada?

R: Con Glen Hansard, il busker del film "Once". Ecco, anche guardare quel film è stata una rivelazione.

 

D: Qual è la città che ti ha accolto con più calore?

R: Lione, che è la mia seconda casa. E' stata la prima città nella quale ho iniziato a suonare in strada nel mio tour on the road in autostop. E lì mi sono proposto in maniera completamente nuda. In quella città camminavo cantando. Non conoscevo nessuno e in questa maniera sono nati mille incontri, alcuni dei quali poi sono diventati rapporti di amicizia e ospitalità. Ci torno almeno una volta all'anno da tre anni a questa parte.

 

D: E della tua Milano che mi dici? Poche settimane fa c'è stata una dura polemica, da parte di voi artisti di strada, circa la scarsa attenzione nei vostri confronti e la riduzione delle postazioni per fare musica dal vivo...

R: Il consigliere Luca Gibillini ha messo in piedi un regolamento che va a nostro favore rispetto a quello precedente attualmente in atto; era pronto da un anno, ma per motivi burocratici ancora non è stato approvato. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la riduzione delle postazioni per le sfilate di moda. La protesta è stata tamponata nel giro di 24 ore; l'articolo in cui criticavo questa cosa, uscito su Repubblica, nello stesso giorno ha avuto circa 1000 condivisioni. La mattina dopo mi hanno chiamato sul cellulare per avvertirmi di un incontro straordinario al fine di riaprire alcune postazioni. E' stato un segnale forte per il Comune: non sono solo gli artisti di strada che chiedono più attenzione, ma i cittadini stessi, perché hanno capito che l'arte di strada può non essere elemosina, in quanto può essere davvero arte e arricchimento culturale per la città. Questa è stata la dimostrazione. Stiamo aspettando che approvino il nuovo regolamento. Se ne parlerà forse a settembre.

 

D: Progetti all'orizzonte?

R: Manca un mio disco di inediti, che ancora non ho realizzato, perché ci tengo che esca come un prodotto di serie A. Per fare questo e cercare di stare fuori dalle dinamiche e dalle logiche di etichette, che non mi appartengono, la cosa migliore è riuscire a produrre questo cd grazie alla gente. A ottobre nascerà una nuova piattaforma, Musikraiser, la prima in Italia in assoluto che darà la possibilità a musicisti di realizzare i propri dischi e i propri progetti legati alla musica attraverso il contributo delle persone, in cambio di una ricompensa. Vale a dire, banalmente: presento il mio progetto, racconto chi sono, quel che voglio fare. Dico: "Per realizzarlo servono Xmila euro. Se riuscirò a raccoglierli lo farò". Per raccoglierli cosa faccio? Propongo un preacquisto; chi vuole supportare il progetto può preacquistare il disco con una donazione: quando raggiungi la somma necessaria per la produzione fai il disco, se la somma non si raggiunge i soldi vengono restituiti. Sarebbe la cosa più coerente con quel che ho fatto finora: questa piattaforma non prenderà chiunque; già mi hanno contattato e sono il loro primo progetto. Negli USA funziona così da anni. Lì raccolgono decine di migliaia di euro per artisti che fanno tour e dischi così. Non è una raccolta a fondo perduto, poiché ad ogni cifra c'è una ricompensa: download digitale, disco fisico che ti arriva a casa autografato, concerto nella tua città. Puoi dare libero sfogo alla fantasia e ti gestisci tutto liberamente. In parallelo mi piacerebbe anche contribuire al finanziamento continuando a fare concerti.

 

Grazie a Matteo Terzi per la disponibilità dimostrata, con i migliori auguri affinché i suoi progetti vadano a buon fine, perché lo merita. 

 

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