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Intervista a Le Rivoltelle: secondo album per la band calabrese

Un gruppo tutto al femminile: Le Rivoltelle. Nell'intervista ci parlano del loro secondo cd omonimo e delle loro influenze musicali che vanno dal rock allo swing con incursioni reggae/ska.

Intervista a Le Rivoltelle: secondo album per la band calabrese

Siamo con Elena (voce, violino e sax), Paola (percussioni), Angela (chitarre) e Alessandra (basso): in altri termini siamo con Le Rivoltelle. Da poco hanno pubblicato il loro secondo album omonimo composto sia da cover che da brani inediti; le loro sonorità sono caratterizzate da influenze rock e swing con incursioni reggae/ska.

 

D: Come nascono i vostri brani inediti?

R: La scelta dei brani nasce dall'esigenza di veicolare un messaggio. Le nostre canzoni sono il risultato di emozioni condivise e di esperienze vissute che trovano una sistemazione definitiva solo dopo averle cantate e suonate. Reali o no, le storie che raccontiamo appartengono comunque alla sfera del possibile di modo che chiunque possa decidere o meno di esserne protagonista. Cito per la valenza intrinseca del messaggio "Io ti voglio voglio voglio..." che affronta il tema dello stalking, la sindrome del molestatore assillante. In questo caso l'ottica è diametralmente opposta e ad essere vittima delle persecuzioni emotive è paradossalmente l'uomo perseguitato da una donna follemente innamorata e rifiutata; a concludere la lirica ci sono i versi di un sommo poeta, Francesco Petrarca, cantore dell'illusione d'amore. Nel sonetto "Non trovo pace e non ho da far guerra" l'amore è vissuto fino alle sue estreme conseguenze, si regge su labili dicotomie e la passione divampa e ti distrugge, ti rende cieco e sordo, ti innalza fino alle stelle e poi ti fa sprofondare nell'abisso.

 

D: Come nascono invece i vostri arrangiamenti delle cover presenti nel vostro repertorio?

R: Le nostre reinterpretazioni sono in realtà il frutto di un lavoro certosino di destrutturazione e ristrutturazione di brani esistenti che noi stravolgiamo e consegniamo al pubblico totalmente modificate. Gli arrangiamenti sono spesso esiti di un'intuizione o di un riff che hai inventato per l'occasione. Cerchiamo di mantenerci distaccati dalla versione originale innanzitutto per il profondo rispetto che abbiamo per la canzone e per l'autore e poi per dare spazio alla nostra fantasia e creatività.

 

D: Tra le cover che avete maggiormente stravolto nell'ultimo album c'è senza dubbio "Parole Parole"...

R: "Parole Parole" è probabilmente nel repertorio musicale di ognuno di noi. Non è stato facile dare a questo brano un'allure ed un mood diverso che rendesse almeno quanto l'originale. Procedendo nella rielaborazione abbiamo privilegiato lo ska e il raggamuffin che si accordano con l'aria leggera e scanzonata che volevamo.

 

D: In riferimento alle vostre sonorità si parla di rock e swing con incursioni reggae/ska. Non trovate che spesso ci sia anche un approccio punk nei vostri brani? Quest'ultimo genere musicale rientra tra le vostre influenze?

R: Il punk fa parte della nostra adolescenza musicale. E' sotterraneo in alcuni nostri riff o sviscerato in altri. Comunque c'è. Il punk come filosofia di vita, come sogno interrotto dal tempo che passa... I Clash, i Sex Pistols, e, senza andare troppo lontano, i CCCP sono ancora nelle nostre vite e nei nostri cuori.

 

D: Dove nasce il vostro lato swing che si rende manifesto ad esempio nel singolo "Ve ne andate o no?" o in un brano come "Eva Kant"?

R: Spesso ci dicono che siamo incazzate, ma sappiamo essere anche dolci e leggere così come dolce e leggero è lo swing di "Eva Kant". Atmosfere rarefatte dal sapore retrò ed un gusto tutto classico pervadono questo brano in cui ci siamo divertite molto a raccontare la nostra Eva,così elegante e sensuale. Con "Ve ne andate o no?" le atmosfere cambiano decisamente e, anche se lo swing rimane, ritorniamo incazzate. La tensione è tutta nei versi del ritornello che ribadisce una condizione di insofferenza ad uno stato di cose ormai inaccettabile. E se il riferimento alla categoria dei politici italiani è più che sottintesa, lo sfogo si rivolge, in realtà, a tutte quelle persone che antepongono i propri interessi a quelli di una comunità che li ha persino legittimati.

 

D: State suonando dal vivo in questo periodo?

R: La nostra estate comincia a partire dalla musica live. Siamo in giro in tutte le piazze d'Italia a promuovere il nostro disco e soprattutto a divertire e divertirci insieme al nostro pubblico. I nostri live sono carichi di musica e parole, giochi di luce e di sguardi; tutto si regge su un gioco di ambivalenze tra serio e faceto. Cerchiamo di mettere in scena piccoli scorci di quotidianità con rimandi a situazioni attuali che possano far ridere ma anche riflettere. Suoni che si inseguono e ritmi ossessivi si incrociano con melodie rasserenanti che fanno da sfondo a parole affermate con perentorio disincanto. L'attenzione al sociale e al mondo che ci circonda non viene mai persa di vista e allora trovano spazio i momenti dedicati alla necessità di preservare un bene prezioso e necessario come l'acqua o spunta dal cilindro una parodia sul "vero uomo", quello dal fisico perfetto che seduto sul trono aspetta l'arrivo della sua regina. Spettacolo nel concerto quindi che può essere goduto solo se vissuto fino in fondo.

 

D: Ultima domanda: In "Viva la fine del mondo" descrivete uno dei possibili scenari apocalittici da osservatrici della società odierna, ma voi, se il mondo dovesse finire davvero, cosa vorreste fare prima che finisca?

R: Naturalmente "Viva la fine del mondo" è una provocazione nata da tutto questo gran parlare intorno alle profezie Maya che individuerebbero nel 2012 la data della fine del mondo. Se dovessimo scegliere un buon modo per andarcene, sarebbe sicuramente quello di farlo suonando!

 

Bene. L'intervista termina qui. Ringraziamo Le Rivoltelle per la loro disponibilità.

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